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Intervista a Maurizio Cavallo
di Paola Harris e Lavinia Pallotta
parte 1
M.C: Stai registrando?
P.H.: Si
M.C: Sei una giornalista perfetta!
P.H.: Io faccio foto, riprese filmate, interviste interamente da sola, è una mia scelta.
M.C.: (sorridendo) sei uno strumento dell'Eterno!
L.P.: Paola è indistruttibile!
P.H.: Sto registrando perchè con Lavivia abbiamo fatto un patto..
M.C.: Col diavolo?
P.H.: No, non lo conosco.
M.C.: Io invece sì, lo conosco. Hai paura di conoscere il diavolo?
P.H.: No, ma non voglio dedicargli del tempo.
M.C.: Ogni volta che ci guardiamo allo specchio vediamo il diavolo!
P.H.: Lavinia farà il servizio in italiano, io in inglese.
L.P.: Io sono venuta oggi per conoscerti e per una mia crescita personale.
P.H.:Riceverai comunque qualcosa da questo incontro, ma dovrai anche dare!
M.C.: Quando c'è qualcosa da dare non è necessario pensare di dover dare, si dà. E' una cosa istintiva, non bisogna costringersi a dare. C'è un'altra cosa, volevo terminare il concetto. Il diavolo, che tu temi molto, è soltanto la proiezione del nostro alter ego.
P.H.: Io sono abituata a collegare il diavolo con il cattolicesimo.
M.C.: Quando si modificherà la conoscenza degli esseri umani ci sarà soltanto una scelta: la follia o la luce accecante da una visione completamente nuova perchè noi non conosciamo ancora nulla e tutto quello che crediamo di conoscere è falso. Questo scrivilo pure.
P.H.: Sì, lo so. E' difficile camminare in questo spazio!
M.C.: Non esiste nel cosmo una forza più distruttiva della proiezione del nostro alter ego. Noi siamo i creatori e al contempo i distruttori. Siamo noi che abbiamo creato questo mondo, lo sai?
P.H.: Con la nostra energia? Con la nostra mente?
M.C.: Siamo noi che abbiamo creato le cose che vediamo ogni giorno, che tocchiamo, che crediamo essere lì. E' una visione completamente nuova. Forse, invece, l'uomo intuisce queste cose. Un tempo, nell'antichità, l'uomo intuiva molto, almeno di queste cose. Sapeva di essere legato, di essere tessuto in maniera determinante all'universo che stava vivendo e continuava a vedere la creazione come un aspetto magico, una proiezione magica. Quest'uomo ha perso questo, ha perduto la realtà magica e quindi non conosce più nè il mondo, nè l'universo, e neanche se stesso.
P.H.: Non posso parlare per gli altri ma, da quando ero piccola, sentivo che questa non era la mia casa e non mi sono mai riconosciuta come tale ma, vorrei dire che il gioco del vivere e di sposarsi, di avere figli, di fare la casalinga, l'insegnante in un liceo come ho fatto io, è stato un gioco che mi ha fatto crescere e che fà parte di un programma. Ma quando quardo la televisione, ascolto le notizie e osservo ciò che accade intorno a me, non mi ci riconosco, mi sento un'estranea!
L.P.: Sarebbe preoccupante!
P.H.: Non posso nemmeno immaginare quello che sta succedendo intorno a noi. Sono consapevole che lo abbiamo creato e mi rendo conto che siamo malati di testa!
M.C.: Vedi, l'umanità ha subìto uno shock, un trauma fortissimo, l'uomo, l'umanità intera, si è allontanata dalla magia divina della creazione ed è precipitata nella consapevolezza illusoria, ha perduto il senso della vita e cerca di dare un senso alla vita. Questo può sembrare un concetto banale ma non è così.
P.H.: No!
M.C.: L'uomo cerca di dare ogni giorno un senso alla vita perchè ha perduto il senso della vita. Il senso della vita è molto semplice: la vita basta a se stessa.
P.H.; Io conosco questo concetto in inglese. Tu non ci crederai ma queste erano le parole del figlio di Michael Wolf. Ti ho detto che gli assomigliavi! Mio Dio! Diceva: il senso della vita è solo la vita stessa.
M.C.: E non c'è altro senso.
L.P.: Ma perchè, cioè cosa è successo per cui noi alla fine ci siamo distaccati e magari eventuali civiltà aliene no?
M.C.: A noi è capitata l'umanità terrestre. E' avvenuto in un impeto di presunzione e di orgoglio quello che poi, egoisticamente...
P.H.: La caduta?
M.C.: Di crederci, l'umanità, allora, si era credutra all'altezza, la migliore umanità, quella perfetta, ma così non era.
Quest'orgoglio, questa presunzione non gli ha permesso di continuare a guardare la luce dalla quale era scaturita perchè siamo tutti figli dello stesso... La vita sulla Terra è stata importata, noi siamo usati, siamo stati manipolati. La manipolazione aliena non è un meccanismo degli ultimi tempi. Noi siamo i figli dei Creatori.
P.H.: Noi siamo alieni.
M.C.: Noi siamo già alieni, siamo impastati.
P.H.: Noi siamo Dei.
M.C.: Quello che sta succedendo è solo la continuazione del programma e, durante questo processo l'umanità si è inorgoglita, ha pensato di poter fare a meno della luce di quella che, religiosamente, si chiama Verità.
Io ne parlo, insomma, accenno a questa cosa; poi, forse, se questo sarà possibile, amplierò la questione nel secondo libro. Ora ho solo accennato a questo disastro, a questa apocalisse cosmica. Il sole di allora, che era Giove, venne scalzato, nacque un nuovo Sistema Solare, sorse un sole nuovo che gli egiziani chiameranno Ra, il Sole che Vive. Quindi c'è stata una distruzione apocalittica. Quell'umanità, a causa di queste durissime prove, perse la memoria e la coscienza e rinacque con brandelli di sapere atavico che oggi sono percepiti soltanto nel sogno. Da questo sono scaturite le religioni, i miti e le leggende, da questo sapere antico che l'umanità non possiede più.
Questa è la perdita di...quella Grazia Divina nella quale l'uomo viveva quando usava completamente i due emisferi cerebrali, il sinistro e il destro. A grandi linee è stata una ribellione.
P.H.: Nella cultura occidentale prevale il pensiero scientifico cartesiano logico. C'è l'annullamento dell'emisfero destro. Tra i nativi americani c'è tutta un'altra cultura, loro usano il lato destro dove si trova la verità.
M.C.: Infatti, pensa che i nativi americani hanno continuato a recuperare perchè anche loro, come gli Incas, i Maya, i Toltechi, hanno continuato a recuperare attraverso quella che era la tradizione orale, hanno continuato e recuperare il sogno dei propri avi: Quindi, pur vivendo in questa dimensione, non l'hanno mai reputata reale. Loro sono ancora un popolo magico. Ma noi abbiamo paura della magia perchè quando parliamo di magia parliamo ormai di qualcosa di negativo.
P.H.:E' tutta colpa della Chiesa.
M.C.: E' colpa della perdita di memoria ancestrale perchè, vedi, quanto tu hai detto è esatto. A me risulta, però, che il problema non deriva dall'eliminazione della parte destra. Essa è stata, in realtà, inibita dai Creatori stassi che hanno interrotto la trasmissibilità di questa capacità a livello di DNA. Noi non potremmo in nessun caso usare la parte destra..
P.H.: Ma chi l'ha fatto?
M.C.: I Creatori, gli Alieni
P.H.: L'hanno fatto?
M.C.:Sì, perchè eravamo diventati troppo pericolosi a causa di quell'atto di orgoglio. Avevamo la conoscenza ma non avevamo la saggezza. L'uomo era diventato pericoloso quindi è un'interruzione voluta. E' banale, ma è come se tu affidassi un fucile carico ad un bambino. Se sei saggio non lo farai e toglierai il fucile dalla portata del bambino. Loro hanno tolto, hanno inibito questo segmento di DNA. Anche la scienza dice che il nostro DNA è carente; manca qualcosa e sono stati Loro a disattivarlo.
P.H.: A tutti?
M.C.: Di massima, l'hanno disattivato all'umanità in tempo. Infatti, se ci venisse data la Verità, se potessimo guardare oltre l'illusione, impazziremmo perchè la Verità è un fuoco che brucia. Questo tu lo sai, i Nativi americani lo sanno.
Ecco perchè il processo di allargamento della coscienza è individuale e non può essere collettivo. E' come se fossimo sottoposti ad una ennesima prova. Se riusciamo, attraverso la volontà ad arrivare ad un certo punto...adesso molti saranno i cambiamenti che stanno per giungere e tra non molto sarà di nuovo attivato il completo funzionamento del nostro DNA perchè il codice genetico si dovrà mutare per poter sopravvivere in una dimensione nuova.
L.P.:Sì, perchè io, da ambientalista, la vedo brutta qui. Anche da pacifista, molto brutta. Comunque chi,- anche se non mi piace dividere le persone tra più elevate, coscienti o meno- però chi, magari, ha una sensibilità verso determinate cose, cioè la pace etc, ci sta male in questo mondo.
M.C.: Neanche a me piace, infatti l'ho detto prima, non mi sento nè prescelto nè superiore agli altri, però mi sento diverso, migliore o peggiore non lo so, ma mi sento, in ogni caso, diverso e desideroso di conservare questa mia differenza, questa diversità. Qualcuno mi reputa folle, può anche darsi che lo sia, ma amo questa follia perchè ho iniziato a comprendere....a cambiare la mia esistenza, tornare indietro nel tempo anche se non ho mai vissuto, come dicevi tu poc'anzi, amalgamandomi col mondo, nemmeno da bambino. Mi sentivo un pesce fuor d'acqua, mi sentivo in un mondo...sin da bambino non capivo la logica degli adulti, non comprendevo i discorsi degli adulti; vedevo gli adulti che si scannavano per risolvere un problema che per me, nella mia mente da bambino, era già risolto. Naturalmente è stata una crescita molto lenta, a fasi alterne, sempre dolorosa perchè anche da bambino mi estraniavo dai coetanei e non mi sentivo bene, non stavo bene con gli altri, quindi questa differenza c'è sempre stata, fin dall'inizio. E'diventata poi una differenza cosciente. Ho preso coscienza del perchè di tante cose, del perchè rifiutassi l'educazione scolastica, del perchè, quando mi si diceva che gli egiziani avevano costruito le piramidi io, istintivamente, sapessi che non era vero. Non avevo risposte, non potevo fornire una risposta alternativa e contraddire quegli assurdi precetti, ma sapevo che erano falsi.
P.H.: Sei stato allevato con una fede?
M.C.: Sì. i miei genitori erano cattolici e mi mandavano all'oratorio. Ho fatto il Battesimo perchè mi hanno battezzato senza chiedermelo. Ho fatto la Comunione ma, quando è arrivato il momento di fare la Cresima, ho rifiutato, anche se non sapevo bene perchè. Poi mi sono sposato senza Cresima, il sacerdote non voleva sposarmi, voleva procedere prima alla Cresima e io dissi: "Allora non mi sposo". e mi ha sposato senza Cresima. Mi sono sposato senza avere questo sacramento. C'era già una diversità. Era, comunque, una diversità non compresa, era larvale, latente. Poi, piano piano, dopo l'81 c'è stata una presa di coscienza. C'è stata la prima volta che mi sono guardato allo specchio, dopo l'81, e non ho più visto il mio volto, non mi sono riconosciuto... comunque non lo dico con spirito di compassione nei miei confronti perchè, ripeto, oggi rifarei tutto ciò che ho vissuto. Ieri ho dubitato di queste entità, continuavo a metterle in discussione, forse questo mi ha salvato dalla follia. Cercavo di arrampicarmi, di aggrapparmi a qualche cosa di solido perchè Loro sono entrati nella mia vita polverizzando tutto ciò che sembrava, che io credevo fosse, reale. Mi hanno tolto la terra da sotto i piedi, mi hanno denudato, spogliato, scorticato e li ho odiati e, mentre li odiavo, senza saperlo cominciavo ad amarli. Non è un problema per me anche se...Paola ha detto una cosa giusta: "Le fotografie avranno senso", certo, avranno un senso forse, ma non per tutti.
L.P.: Per gli altri! Cioè per me che, dall'esterno, leggo e ascolto un'esperienza...comunque l'emozione di vedere delle foto come questa o anche le astronavi di luce è tutt'altra cosa...ti trasmettono qualche cosa, perchè mentre si legge è sempre l'intelletto che rielabora, però non è paragonabile all'emozione che dànno le foto...Io ho visto sul sito le astronavi di luce e qualcosa mi hanno comunicato...l'impatto è stato qualcosa di grandioso...insomma, ci sono rimasta di sasso.
M.C.: Questo è il motivo per cui mi hanno fatto fotografare e continuano a farmi fotografare. Io la prima foto la chiesi per me stesso. In un secondo contatto, quando mi prelevarono per la seconda volta, io avevo bisogno di una qualche prova materiale, altrimenti sarei impazzito perchè, quando tornavo a casa, quando mi lasciavano, io non credevo più a nulla. Mi stava sfuggendo di mano la realtà quotidiana che avevo avuto fino al giorno prima. Quest'altra realtà non riuscivo ancora a comprenderla e mi sono trovato senza supporti.. Ho tentato di parlare a delle persone, ho tentato di raccontare perchè avevo bisogno di sfogarmi, di cercare aiuto, avevo bisogno di aiuto. E ho visto sguardi di sufficienza; qualcuno mi guardava e diceva :"Questo qui è malato!." Ciò ti porta a nasconderti, a tacere e questo mi faceva ancora più male. Quindi ho chiesto a Loro di poter portare a casa qualcosa che, anche a distanza di giorni dall'accaduto, potesse dire al mio cervello:" Non stai impazzendo perchè qui c'è una foto che testimonia che non è stato tutto un sogno." Ho fatto una foto e l'ho portata a casa. Se avessi visto che la foto era nera e che non era venuto fuori nulla dallo sviluppo avrei capito che la mia follia era ormai galoppante. Per questo ho chiesto a Loro di poterli fotografare e mi hanno fatto fotografare nella base in cui sono stato portato.
P.H.: Nel Mar Tirreno?
M.C.: No, tu devi leggere il mio libro.
P.H.: Sì, lo so, ma non ce l'ho. Non ne conoscevo nemmeno l'esistenza, nè sapevo dove trovarlo.
M.C.: Te l'ho dato ieri sera.
P.H.: (ridendo) Come facevo a leggerlo? Ero distrutta!
M.C.: Tu devi leggerlo perchè penso tu possa capire molte più cose.
P.H.: Io l'ho aperto per leggere la dedica.
M.C.: Ho capito, sto scherzando!
P.H.: Lo so ma mi sento in colpa.
M.C.: Quando mi hanno prelevato la prima volta, quando mi hanno rapito, mi hanno portato in una base nel sottosuolo amazzonico. Una base sotterranea che hanno in Amazzonia. La seconda volta che mi hanno rapito, che mi hanno portato via, io ho avuto il coraggio, pur tremante, di chiedere di fare una fotografia e loro mi hanno risposto di sì (anche se con loro parlare era superfluo, visto che erano in grado di leggere direttamente nella mia coscienza; non avevo neanche il tempo di formulare un pensiero che loro già sapevano cosa avrei detto). La comunicazione avveniva così, immediata.
P.H.: Che bello.
M.C.: Non si può parlare neanche di telepatia, è quasi una connessione simultanea. La loro mente era nella mia e probabilmente il mio cervello era tutto in balìa del loro potere. Quindi questa trasmissione è immediata, nel momento in cui sto riflettendo e dico:" adesso chiedo...adesso chiedo..." mi hanno risposto di sì immediatamente. Ho sentito il sì, non so se riesco a spiegarmi.
P.H.: Sì, posso interrompere un momento? Tu oggi sei molto diverso da ieri. Oggi sei arrivato subito al sodo sulla tua esperienza; in una maniera così bella...così incisiva, netta...cercherò di fare un buon lavoro.
M.C.: Stai tranquilla, sai che la parola è comunque energia. Stai tranquilla.
P.H.: Io sono molto emozionata ed è molto importante che io sia fedele alla tua esposizione. E' importante che il messaggio arrivi integro a quelle persone che ne hanno bisogno.
M.C.: Scusa se ti interrompo, sai perchè tu hai percepito la mia diversità oggi? Perchè io sono più in sintonia.
P.H.: Sto pensando chi c'è dentro di te. Ieri eri così diverso.
M.C.: Se vuoi continuiamo dal momento in cui ho chiesto di fare queste foto per questo mio bisogno personale.
P.H.: Sì.
M-C.: E mi è stato dato questo permesso. Dopo che ho fotografato ero contentissimo perchè il mio pensiero era:" Adesso sì che quando..." Era un pensiero istantaneo. Capita a tutti di pensare un discorso intero in pochi istanti e io sapevo già che quelle foto ora avrei potuto mostrarle ad altri e quindi farmi credere. Mi sarebbero servite anche come aiuto per convincere altri che stavo vivendo un'esperienza reale... ma, subito dopo aver fatto questi scatti mi fu comunicato, sempre in maniera istantanea, che dovevo tenere le fotografie per 10 anni senza farle vedere a nessuno e, quando mi capitava -e mi è capitato diverse volte- di discutere con delle persone, parlare con delle persone, sentire lo scetticismo, sto parlando di 20...dall'81 quanto tempo è passato? Sono un po' di anni... Allora c'era più scetticismo..Oggi sembra che l'umanità si sia aperta un po' di più....Dicevo, quando mi trovavo in mezzo a questi contrasti il mio pensiero era:" Ora vado di là, prendo le foto e..." Ma poi mi costringevo a non farlo. Ho obbedito per 10 anni, quindi il rapporto che ho con le foto non è mai stato improntato alla necessità di usarle come testimonianza della mia esperienza. Mi importava di più raccontare, lasciare che poi le persone analizzassero le mie parole e che qualcosa, in quelle parole giungesse alla coscienza dell'individuo. Bastava che ci credesse oppure no. Quello che ho vissuto e che sto vivendo non me lo può togliere nessuno, quindi le foto per me non rappresentano una testimonianza, un avallo alla mia esperienza.
L.P.: Gli ufologi non perdonano ai testimoni il fatto che essi si trovino a vivere esperienze che loro inseguono. Secondo me è questo, nel senso che, se tu studi una certa materia è perchè ne sei affascinato, altrimenti fai altro. Io non faccio cucina perchè non mi interessa. Io, da esterna, a volte provo un po' di invidia perchè, comunque, riesco a sentire certe cose, anche se sono nata da una famiglia di "cicapini" per cui ho sofferto quel che ho sofferto... scettici in maniera assoluta...però, quando sento...ho anche degli amici che hanno vissuto delle esperienze...
P.H.: Cosa vuol dire "cicapini"?
L.P.: Il CICAP di Piero Angela. Per cui vivi dall'esterno; senti che c'è qualcosa d'altro perchè io sono nata sapendo che esiste un'altra realtà, per me era normale: Quando uno nasce lo sa, poi ti fanno il lavaggio del cervello e tu lo metti da parte. Poi, quando sei più maturo, dici:" No, adesso lo tiro fuori perchè mi avete stufato". Molti ufologi non accettano che gli altri vivano le cose che loro studiano dall'esterno... Magari ci sono dentro ma non se ne rendono conto. Io sono stata in gruppi di ricerca ufologici dove avevano dei testimoni, ragazzi che sono amici miei, su cui non dubiterei mai anche se non mi hanno mai fatto vedere una foto. Ma loro li prendevano in giro. Allora la domanda è:" Ma cosa ci stai a fare qui?" E' vero che ci
sono degli imbroglioni, ma esistono anche in politica, nell'ambientalismo, li trovi in qualsiasi ambito.
M.C.: Il mio cruccio, ultimamentre, da un po' di tempo è anche il cruccio da parte.....................................
(trascrizione interrotta)
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